| Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia"
Il testo che segue è la traduzione letterale di quello
presentato da Karlheinz Deschner il 26/12/1993 in occasione dell'ultima puntata della sua
serie televisiva sulla politica dei Papi nel XX secolo. Questa serie è stata trasmessa in
Germania da Kanal 4.
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Il Papato di Roma - divenuto
grande attraverso la guerra e l'inganno, attraverso la guerra e l'inganno conservatosi
tale - ha sostenuto nel XX secolo il sorgere di tutti gli Stati fascisti con
determinazione, ma più degli altri ha favorito proprio il peggior regime criminale:
quello di Ante Pavelic in Jugoslavia.
Questo ex-avvocato zagrebino, che negli anni '30 addestrò le sue bande soprattutto in
Italia, fece uccidere nel 1934 a Marsiglia il re Alessandro di Jugoslavia in un attentato
che costò la vita anche al ministro degli Esteri francese. Due anni più tardi celebrò
con un libello le glorie di Hitler, "il più grande ed il migliore dei figli della
Germania", e ritornò in Jugoslavia nel 1941, rifornito da Mussolini con armi e
denari, al seguito dell'occupante tedesco. Da despota assoluto Pavelic si pose nella
cosiddetta Croazia Indipendente a capo di tre milioni di Croati cattolici, due milioni di
Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci nonché numerosi gruppi etnici
minori. Nel mese di maggio cedette quasi la metà del suo paese con annessi e connessi ai
suoi vicini, soprattutto all'Italia, dove con particolare calore fu accolto e benedetto da
Pio XII in udienza privata (benché già condannato a morte in contumacia per il doppio
omicidio di Marsiglia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia). Il grande complice dei
fascisti si accommiatò da lui e dalla sua suite in modo amichevole e con i migliori
auguri, letteralmente, di "buon lavoro".
Così ebbe inizio una crociata cattolica che non ha nulla da invidiare ai peggiori
massacri del Medioevo, ma piuttosto li supera. Duecentonovantanove chiese serbo-ortodosse
della "Croazia Indipendente" furono saccheggiate, annientate, molte trasformate
persino in magazzini, gabinetti pubblici, stalle.
Duecentoquarantamila Serbi ortodossi furono costretti a convertirsi al cattolicesimo e
circa settecentocinquantamila furono assassinati. Furono fucilati a mucchi, colpiti con la
scure, gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare. Venivano massacrati nelle cosiddette
"Case del Signore", ad esempio duemila |
persone solo nella chiesa di
Glina. Da vivi venivano loro strappati gli occhi, oppure si tagliavano le orecchie ed il
naso, da vivi li si seppelliva, erano sgozzati, decapitati o crocifissi. Gli Italiani
fotografarono un sicario di Pavelic che portava al collo due collane fatte con lingue ed
occhi di esseri umani.
Anche cinque vescovi ed almeno 300 preti dei Serbi furono macellati, taluni in maniera
ripugnante, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i
capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto era fatto
letteralmente a pezzi dinanzi a lui. L'ottantenne Metropolita di Sarajevo, Petar Simonic,
fu sgozzato. Ciononostante l'arcivescovo cattolico della città di Oden scrisse parole in
lode di Pavelic, "il duce adorato", e nel suo foglio diocesano inneggiò ai
metodi rivoluzionari, "al servizio della Verità, della Giustizia e dell'Onore".
Le macellerie cattoliche nella "Grande Croazia" furono così terribili che
scioccarono persino gli stessi fascisti italiani; anche alti comandi tedeschi
protestarono, diplomatici, generali, persino il servizio di sicurezza delle SS ed il
ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop. A più riprese, di fronte alle
"macellazioni" di Serbi, truppe tedesche intervennero contro i loro stessi
alleati croati.
E questo regime - che ebbe per simboli e strumenti di guerra "la Bibbia e la
bomba" - fu un regime assolutamente cattolico, strettamente legato alla Chiesa
Cattolica Romana, dal primo momento e sino alla fine. Il suo dittatore Ante Pavelic, che
era tanto spesso in viaggio tra il quartier generale del Führer e la Berghof hitleriana
quanto in Vaticano, fu definito dal primate croato Stepinac "un croato devoto",
e dal papa Pio XII (nel 1943!) "un cattolico praticante".
In centinaia di foto egli appare fra vescovi, preti, suore, frati. Fu un religioso ad
educare i suoi figli. Aveva un suo confessore e nel suo palazzo c'era una cappella
privata. Tanti religiosi appartenevano al suo partito, quello degli ustasa, che usava
termini come dio, religione, papa, chiesa, continuamente. Vescovi e preti sedevano nel
Sabor, il parlamento ustasa. Religiosi fungevano da ufficiali della guardia del corpo di
Pavelic. I cappellani ustasa giuravano ubbidienza dinanzi a due candele, un crocifisso, un
pugnale ed una pistola. I Gesuiti, ma più ancora i Francescani, comandavano bande armate
ed organizzavano massacri: "Abbasso i Serbi!". Essi dichiaravano giunta
"l'ora del revolver e del fucile"; affermavano "non essere più peccato
uccidere un bambino di sette anni, se questo infrange la legge degli ustasa".
"Ammazzare tutti i Serbi nel tempo più breve possibile": questo fu indicato
più volte come "il nostro programma" dal francescano Simic, un vicario militare
degli ustasa. Francescani erano anche i boia dei campi di concentramento. Essi sparavano,
nella "Croazia Indipendente", in quello "Stato cristiano e cattolico",
la "Croazia di Dio e di Maria", "Regno di Cristo", come vagheggiava la
stampa cattolica del paese, che encomiava anche Adolf Hitler definendolo "crociato di
Dio".
Il campo di concentramento di Jasenovac ebbe per un periodo il francescano
Filipovic-Majstorovic per comandante, che fece ivi liquidare 40.000 esseri umani in
quattro mesi. Il seminarista francescano Brzien ha decapitato qui, nella notte del 29
agosto 1942, 1360 persone con una mannaia.
Non per caso il primate del paradiso dei gangsters cattolici, arcivescovo Stepinac,
ringraziò il clero croato "ed in primo luogo i Francescani" quando nel maggio
1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli ustasa. E naturalmente il primate,
entusiasta degli ustasa, vicario militare degli ustasa, membro del parlamento degli
ustasa, era bene informato di tutto quanto accadeva in questo criminale eldorado di preti,
come d'altronde Sua Santità lo stesso Pio XII, che in quel tempo concedeva una udienza
dopo l'altra ai Croati, a ministri ustasa, a diplomatici ustasa, e che alla fine del 1942
si rivolse alla Gioventù Ustasa (sulle cui uniformi campeggiava la grande "U"
con la bomba che esplode all'interno) con un: "Viva i Croati!". I Serbi morirono
allora, circa 750.000, per ripeterlo, spesso in seguito a torture atroci, in misura del
10-15% della popolazione della Grande Croazia - tutto ciò esaurientemente documentato e
descritto nel mio libro La politica dei papi nel XX secolo [Die Politik der Pëpste im XX
Jahrhundert, Rohwohl 1993 - non ancora tradotto in italiano].
E se non si sa nulla su questo bagno di sangue da incubo non si può comprendere ciò che
laggiù avviene oggi, avvenimenti per i quali lo stesso ministro degli Esteri dei nostri
alleati Stati Uniti attribuisce una responsabilità specifica ai tedeschi, ovvero al
governo Kohl-Genscher. Più coinvolto ancora è solo il Vaticano, che già a suo tempo
attraverso papa Pio XII non solo c'entrava, ma era così impigliato nel peggiore degli
orrori dell'era fascista che, come già scrissi trent'anni fa, "non ci sarebbe da
stupirsi, conoscendo la tattica della Chiesa romana, se lo facesse santo".
Comunque sia: il Vaticano ha contribuito in maniera determinante alla instaurazione di
interi regimi fascisti degli anni venti, trenta e quaranta. Con i suoi vescovi ha
sostenuto tutti gli Stati fascisti sistematicamente sin dal loro inizio. E' stato il
decisivo sostenitore di Mussolini, Hitler, Franco, Pavelic; in tal modo la Chiesa
romano-cattolica si è resa anche corresponsabile della morte di circa sessanta milioni di
persone, e nondimeno della morte di milioni di cattolici. Non è un qualche secolo del
Medioevo, bensì è il ventesimo, per lo meno dal punto di vista quantitativo, il più
efferato nella storia della chiesa. |
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